Musica da ospedale

L’altro giorno stavo cercando delle canzoni sul mio pc, o meglio esplorando cartelle sopravvissute a vari backup, e mi sono ritrovata in una cartella chiamata hospital.
Di colpo ho viaggiato nel tempo fino all’estate 2004, a quell’indelebile agosto trascorso in ospedale.
Ricordo bene che avevo con me il graditissimo regalo di un mio amico, un lettore mp3 Xtreme, dei primi usciti, molto bello, ci stavano però solo poco più di una decina di mp3 a un bitrate di 128kbps.

Mi ritrovavo quindi con una manciata di canzoni quasi scelte a caso, e quando (di rado) avevo voglia di ascoltare musica, sentivo spesso A Fire in the forest di David Sylvian e Stanza 218 di El Muniria.

Jpeg

Ma ascoltare musica in ospedale era strano, non era la realtà della vita quotidiana quella.
Un po’ perché non ero io quella lì dentro, ovvero mi sentivo finita nella vita di qualcun altro. .
Un po’ perché tanti giorni in un ospedale con la prospettiva di un intervento importante non ti trasmettono pensieri sereni, anzi.
Un po’ perché tra medicinali vari e la debolezza che avevo non ero nello stato d’animo migliore.

Il ritorno alla vita normale sarebbe avvenuto più avanti, quando appena rimessa in piedi, avrei cominciato di nuovo ad andare a vedere concerti quando possibile.
Ma ritrovare questa playlist mi ha fatto provare una stretta al cuore pensando a quei giorni. Pensando a come mi ero sentita persa in una vita e in un mondo che non erano più i miei. Destabilizzata nel profondo dall’interno.
Ora che la mia vita è tornata normale ripenso a quella musica nella stanza di un ospedale come a un filo di seta fragile e sul procinto di spezzarsi, che a malapena mi teneva legata alla mia vita di prima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *