Visite “affollate”

Nel mio percorso di dodici anni di vita senza stomaco, a partire dall’inizio, fino alle visite che faccio ancora oggi, sono stata seguita al Policlinico Umberto I° di Roma, che è anche policlinico universitario di Medicina e Chirurgia de La Sapienza.

Per questa ragione, spesso e volentieri il mio caso è stato portato di esempio agli studenti che affiancavano il medico “titolare” in ambulatorio.

Durante ogni visita, è stato spiegato di volta in volta il tipo di operazione che ho subito, le ragioni per cui si fa una gastrectomia totale, perché l’operazione ha richiesto un taglio dell’addome, come viene tirato su l’intestino per ricucirlo con l’esofago, perché vanno evitati gli zuccheri semplici, cosa succede quando si ha il picco glicemico e l’ipoglicemia reattiva (sindrome di dumping tardiva).

Anche quando facevo la chemioterapia sono stata portata di esempio agli studenti come paziente giovane, ho mostrato loro il port, qualcuno lo ha anche toccato.

Ed ero circondata dagli studenti quando l’oncologa ha pronunciato le magiche parole: “Rosanna è stata operata nel 2004, ormai è FUORI DAL RISCHIO, è tornata ad avere le stesse probabilità di ammalarsi di cancro di una persona sana”.

Così loro hanno potuto vedere il mio sorriso scintillante e la mia gioia sempre più incontenibile.

A me tutto questo non dispiace, anzi ritengo utile che i medici di domani possano vedere e conoscere casi reali di persone con cancro allo stomaco, quale ad esempio il mio.

È con questa consapevolezza, dunque, che supero sempre l’imbarazzo di essere visitata davanti a un gruppo di persone e non da un solo medico.

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